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RSA di Mediglia: chiesta la revoca dell'attestato OSS

Redazione Portale OSS4 min di lettura

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RSA di Mediglia: chiesta la revoca dell'attestato OSS

In 30 secondi

  1. Tre OSS sono stati interdetti dalla professione per gravi violenze in una RSA del Milanese.
  2. Un'associazione chiede al Ministero e a Regione Lombardia la revoca dell'attestato di qualifica.
  3. Si attende la risposta delle istituzioni e la conclusione delle indagini della Procura di Lodi.
  • 3

    OSS colpiti da interdizione dalla professione a livello nazionale

  • 4

    ospiti anziane vittime delle violenze contestate

  • 1

    quarta operatrice indagata per minacce aggravate

La mappa dell’argomento

Inchiesta RSA Mediglia

  • Misure cautelari

    • Tre OSS interdetti dall'esercizio professionale
    • Divieto valido su tutto il territorio nazionale
  • Reati contestati

    • Violenze durante igiene e messa a letto
    • Accusa di violenza sessuale per due operatori
    • Minacce aggravate a carico di una quarta OSS
  • Richiesta revoca

    • Istanza presentata dall'Associazione Io Sono OSS
    • Inoltrata a Ministero della Salute e Regione
  • Nodi aperti

    • Assenza di un ordine o albo professionale
    • Strumenti giuridici di revoca ancora da chiarire

Il 15 ottobre 2026, tre operatori socio-sanitari in servizio in una struttura residenziale del Milanese sono stati raggiunti da un provvedimento di con efficacia su tutto il territorio nazionale. La misura scaturisce da un'indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Lodi ed eseguita dai Carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità (NAS). I fatti contestati hanno sollevato forti reazioni e hanno portato a chiedere formalmente la cancellazione del titolo di qualifica per gli operatori coinvolti.

L'inchiesta della Procura di Lodi e le misure cautelari

Sezione 1 di 4

Le indagini condotte dai Carabinieri del NAS, sotto la direzione della Procura di Lodi, hanno portato alla luce condotte penalmente rilevanti all'interno di una residenza sanitaria assistenziale situata nell'area di Mediglia. L'autorità giudiziaria ha disposto la misura cautelare dell'interdizione dalla professione per tre operatori socio-sanitari, due uomini e una donna.

Il provvedimento interdittivo impedisce a questi tre operatori di esercitare l'attività socio-sanitaria su tutto il territorio nazionale. La decisione cautelare mira a bloccare qualsiasi mansione assistenziale a contatto con persone vulnerabili in ogni struttura, sia pubblica sia privata. La gravità delle contestazioni mette in evidenza i vincoli normativi legati alla responsabilità penale dell'OSS nell'esercizio delle sue mansioni quotidiane.

Le accuse contestate e il quadro investigativo

Sezione 2 di 4

L'attività d'indagine della Procura e dei NAS ha rilevato episodi qualificati come gravi e sistematiche violenze commesse ai danni di quattro ospiti anziane della struttura. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, le condotte avvenivano in passaggi assistenziali specifici, in particolare durante le manovre di igiene personale e durante la messa a letto delle degenti.

Il quadro probatorio contiene accuse ulteriori e particolarmente pesanti. I due operatori maschi devono infatti rispondere anche dell'ipotesi di reato di violenza sessuale: secondo l'accusa, gli abusi sarebbero stati compiuti proprio mentre lavavano le quattro anziane vittime. Oltre ai tre lavoratori colpiti dal divieto di esercizio professionale, risulta formalmente iscritta nel registro degli indagati una quarta operatrice socio-sanitaria, chiamata a rispondere del reato di minacce aggravate. Momenti basilari di cura, come l'igiene e bagno a letto, esigono il massimo rispetto e la costante tutela dell'incolumità e della dignità dell'ospite.

L'istanza per la revoca della qualifica professionale

Sezione 3 di 4

Di fronte alla gravità dei comportamenti contestati nell'inchiesta di Mediglia, l'Associazione Nazionale Io Sono OSS ha intrapreso un'iniziativa istituzionale formale. L'associazione ha inviato un'istanza al Ministero della Salute e all'Assessorato al Welfare di Regione Lombardia per richiedere la cancellazione del titolo di qualifica professionale a carico dei quattro soggetti indagati, notizia diffusa da AgenSalute.

I dettagli dell'operazione dei NAS sono stati documentati anche dalle cronache di Corriere della Sera e Avvenire. L'associazione promotrice dell'istanza ha chiarito di essere in attesa di un riscontro formale da parte degli organi ministeriali e regionali interpellati, sostenendo la necessità di espellere in modo permanente dalla professione chi commette reati così gravi ai danni di utenti indifesi.

Il nodo dell'albo e le ripercussioni nei reparti

Sezione 4 di 4

Il caso ha riaperto il confronto nella categoria sui limiti di tutela deontologica e sul tema di perché non c'è ancora un albo o registro nazionale OSS. Al momento non è definito se e con quali strumenti giuridici il Ministero della Salute o Regione Lombardia possano procedere alla revoca di un attestato regionale, considerata proprio l'assenza di un ordine o albo professionale dotato di poteri disciplinari e di radiazione.

Nelle residenze per anziani e nei reparti di degenza, inchieste giudiziarie di tale entità producono una ricaduta diretta sull'organizzazione del lavoro. Si traduce generalmente in una maggiore rigidità nei protocolli di controllo interno e in una supervisione più stringente da parte delle direzioni durante le attività assistenziali e di igiene personale.

In pratica 🔧: Quando operi in RSA o in reparto, attieniti scrupolosamente ai protocolli di igiene e cura stabiliti dalla struttura. Lavora con la massima trasparenza verso i colleghi e segnala tempestivamente al coordinatore o ai responsabili qualsiasi situazione anomala o comportamento contrario alla tutela e al rispetto degli ospiti assistiti.

Attenzione ⚠️: I tre operatori socio-sanitari risultano attualmente colpiti da misura cautelare interdittiva e la quarta collega è indagata. Il procedimento penale condotto dalla Procura di Lodi si trova nella fase delle indagini preliminari. La revoca degli attestati è al momento una richiesta formale presentata da un'associazione, sulla quale Ministero e Regione non hanno ancora fornito un riscontro ufficiale.

Questa notizia non sostituisce consulenza sindacale o legale: verifica sempre il testo ufficiale citato nelle fonti.

Da ricordare

  • I tre OSS interdetti non possono lavorare a contatto con persone vulnerabili in tutta Italia.
  • La richiesta di revoca del titolo professionale è una proposta formale in attesa di riscontro.
  • Il procedimento penale è nella fase delle indagini preliminari coordinate dalla Procura di Lodi.

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🧑‍⚕️ Dal mondo OSSCronacaDa leggere con attenzione✓ Controllato il 17 ottobre 2026

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Domande frequenti

Tre operatori socio-sanitari sono stati colpiti da una misura di interdizione dalla professione valida su tutto il territorio nazionale. Una quarta operatrice risulta indagata a piede libero per minacce aggravate.

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