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Olfatto e declino cognitivo: lo studio dell'Ateneo di Cagliari

In 30 secondi
- La ricerca condotta dall'Università degli Studi di Cagliari studia la capacità di percepire gli odori come potenziale indicatore precoce del declino cognitivo.
- L'obiettivo è individuare biomarcatori in grado di segnalare condizioni di rischio, come l'Alzheimer o il Parkinson, prima della comparsa di sintomi clinici evidenti.
- L'Università di Cagliari studia l'olfatto come possibile indicatore precoce di alterazioni cerebrali e di declino cognitivo.
L'Università di Cagliari studia l'olfatto come possibile indicatore precoce di alterazioni cerebrali e di declino cognitivo. Gli studi condotti presso l'ateneo sardo, come riportato dall'ANSA, analizzano come la capacità di percepire gli odori possa segnalare condizioni di rischio prima che si manifestino i sintomi clinici. Questa linea di ricerca si concentra sull'individuazione di biomarcatori precoci per diverse patologie neurodegenerative.
Cosa studia la ricerca dell'Università di Cagliari
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Il gruppo di ricerca guidato dalla Prof.ssa Carla Masala, del Dipartimento di Scienze Biomediche dell'Università degli Studi di Cagliari, studia la relazione tra la percezione degli odori e diverse funzioni cognitive. Tra queste rientrano la memoria, l'attenzione, il linguaggio, la capacità di orientarsi e la risoluzione di problemi. Gli studiosi analizzano la funzione olfattiva anche in rapporto a malattie neurodegenerative come l'Alzheimer e il Parkinson. Puoi approfondire le dinamiche di queste patologie leggendo l'articolo su OSS in Neurologia o quello dedicato all'assistenza in OSS in Geriatria.
I sistemi coinvolti e i filoni di studio
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Le indagini dell'ateneo non si limitano all'olfatto. Le ricerche prendono in esame anche il sistema gustativo e il sistema trigeminale, che collaborano strettamente con l'olfatto nella percezione degli stimoli. Inoltre, un ulteriore filone di studio approfondisce il possibile ruolo degli estratti naturali e degli oli essenziali nei processi legati all'invecchiamento. L'obiettivo finale è trovare indicatori precoci, chiamati biomarcatori, capaci di segnalare il rischio di declino cognitivo prima che i sintomi diventino evidenti.
Perché può interessare a chi lavora in sanità e nell'assistenza
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Questi studi possono interessare chi lavora in sanità e nell'assistenza, come gli operatori socio-sanitari e i caregiver. Il monitoraggio della capacità olfattiva nelle persone anziane potrebbe infatti supportare in futuro l'identificazione precoce di cambiamenti cognitivi o di patologie neurodegenerative. Comprendere precocemente queste condizioni aiuta a pianificare meglio l'assistenza, come spiegato anche nella guida su come comunicare con il paziente con demenza.
Il fatto 💡: La ricerca dell'Università degli Studi di Cagliari studia la percezione degli odori in relazione a memoria, attenzione, linguaggio e orientamento per individuare biomarcatori precoci di patologie come Alzheimer e Parkinson.
In pratica 🔧: Chi assiste una persona anziana può prestare attenzione a eventuali cambiamenti nella sua capacità di percepire gli odori e i sapori, riferendo queste osservazioni al personale medico o infermieristico per una valutazione approfondita.
Attenzione ⚠️: Questa notizia si riferisce alla divulgazione di linee di ricerca e studi condotti dalla Prof.ssa Carla Masala dell'Università degli Studi di Cagliari. I testi divulgati non specificano i dettagli metodologici delle ricerche, il disegno dello studio, il numero di partecipanti coinvolti, né i limiti intrinseci desiderati dagli autori. Resta da confermare l'efficacia clinica dell'olfatto come biomarcatore standardizzato e l'esatto meccanismo di interazione tra stimolazione olfattiva, estratti naturali e funzioni cerebrali nell'invecchiamento.
Questa notizia non sostituisce il parere del medico: per decisioni sulla tua salute o su quella di chi assisti rivolgiti al medico o all'infermiere di riferimento.
Da ricordare
- Il monitoraggio della capacità olfattiva nelle persone anziane potrebbe infatti supportare in futuro l'identificazione precoce di cambiamenti cognitivi o di patologie neurodegenerative.
- Comprendere precocemente queste condizioni aiuta a pianificare meglio l'assistenza, come spiegato anche nella guida su come comunicare con il paziente con demenza.
- Questa notizia non sostituisce il parere del medico: per decisioni sulla tua salute o su quella di chi assisti rivolgiti al medico o all'infermiere di riferimento.
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Come lo sappiamo
Fonti
- L'olfatto possibile indicatore del declino cognitivo - Università degli Studi di Cagliari - Ansa.it ↗ANSA · 3 ottobre 2026
- L’olfatto come possibile indicatore del declino cognitivo: la ricerca dell’Università di Cagliari ↗CagliariToday · 2 ottobre 2026
- Invecchiamento, l'olfatto come spia precoce del declino cognitivo - Sardegnagol ↗Sardegnagol · 3 ottobre 2026
- Invecchiamento sano: l’olfatto segnala il declino cognitivo - Voce della Scuola ↗Voce della Scuola · 2 ottobre 2026
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Domande frequenti
L'obiettivo è individuare biomarcatori precoci in grado di segnalare condizioni di rischio di declino cognitivo prima della comparsa di sintomi clinici evidenti. La ricerca studia la percezione degli odori in relazione a funzioni come memoria, attenzione e orientamento.
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